Perché l’Eurodigitale sarà strategico ed è urgente realizzarlo in fretta

20 Aprile 2021

Editoriale di Corrado Passera

CEO

La creazione dell’Eurodigitale è certamente tra le urgenze alle quali dobbiamo dare la massima priorità. È un tema importante e sul quale c’è così poca chiarezza da far perdere il senso della posta in gioco. Un gioco fatale, che non riguarda tanto i sistemi di pagamento, come molti vorrebbero farci credere, ma addirittura le basi della nostra sovranità e quindi delle nostre stesse democrazie.

Mai l’Europa è apparsa agli occhi dei suoi concittadini così vicina, matura e capace come quella che la scorsa primavera ha reagito per fronteggiare l’impatto economico del Covid-19. Mai si sarebbe immaginata un’Unione in grado di orchestrare una mobilitazione solidale della portata del Next Generation Europe e degli altri programmi “federali” per rispondere alla crisi in corso. Sulle tante differenze e inevitabili asperità ha prevalso la consapevolezza dell’Europa di essere ormai un soggetto geopolitico capace di giocare in grande anche nello scacchiere globale. Un’entità a cui per diventare grande potenza mancano ancora pezzi importanti, ma tra questi, certamente, l’Eurodigitale è un prerequisito fondamentale. La moneta, come le leggi, l’esercizio della giustizia e la difesa è una delle componenti fondamentali dell’identità e della sovranità di ogni Paese. Nessuna grande nazione, nessuna potenza che abbia voluto pensarsi grande ha mai immaginato di affidarsi alla valuta di altre nazioni e pretendere di mantenere l’indipendenza della propria politica monetaria, economica e fiscale, effetto diretto di quella sociale e culturale. Anche per questo l’Europa deve accelerare i programmi per l’Eurodigitale, perché se rimane priva di uno strumento competitivo e alternativo al Dollaro Digitale o al Renminbi Digitale non potrà sopravvivere alla complessità della nostra epoca.

Viviamo in un tempo che gli esperti di geopolitica hanno definito G-Zero, altro che G20! Molti sistemi di gestione sovranazionale sono venuti meno e i due principali leader, America e Cina - che per inciso non hanno mai amato la costituzione di un terzo soggetto globale come la UE con il suo Euro solido e indipendente - forti della loro potenza tecnologica ed economica rischiano di imporre al mondo una diarchia invincibile. Al momento, queste grandi potenze che perseguono traiettorie e progetti indipendenti si stanno fronteggiano in maniera sempre più aspra, ma ancora limitata all’ambito economico e culturale. Il passaggio a modalità di contrapposizione anche più “violente” e pericolose, però, per quanto da scongiurare non è affatto da escludere. Anzi è difficile ipotizzare che i prossimi decenni possano perpetuare la convivenza che il mondo ha conosciuto negli ultimi.

In questo scenario in cui il Covid-19 ha accelerato tutti i trend già in corso, prima tra tutti la digitalizzazione pervasiva, è evidente che nessun Paese europeo ha le carte in regola per posizionarsi, autonomamente, come potenza globale. L’unica speranza per gli europei di mantenere la propria sovranità resta quella di fare dell’Unione una vera grande potenza, dotandola di tutti gli strumenti che ne difendono indipendenza e autonomia. Il rafforzamento dell’economia, il ripensamento della governance, meccanismi di collaborazione più efficaci di fronte a crisi sanitarie comuni, una difesa comune e la tutela dei valori fondativi cercando di evitare altri errori drammatici come la Brexit. Ma, urgentemente, serve la creazione dell’Eurodigitale. Del resto, la storia insegna cosa accade ai vasi di coccio che si muovono tra i vasi di ferro.

Il nostro Euro, se non sarà presto un efficiente e competitivo Eurodigitale, sarà schiacciato da una parte dalle valute digitali delle altre grandi potenze, ma, dall’altra, anche dalle monete private che stanno proliferando senza regole e sulle quali si continua a confondere, in buona o cattiva fede, l’aspetto di strumento di pagamento e l’aspetto di investimento. La preoccupazione nei confronti delle criptovalute e delle infrastrutture collegate, non è nemmeno sul loro carattere speculativo: se la gente, opportunamente informata, vuole strapparsi di mano i “nuovi tulipani”, è affare loro. La vera preoccupazione è che queste valute private che hanno dietro di loro potenze finanziarie e di lobby straordinariamente forti diventino presto “too big to stop”.

L’Europa, da questo punto di vista ha interessi allineati con le altre grandi potenze. Deve smettere, innanzitutto, di confondere valuta e sistemi di pagamento, sui quali ben venga una forte concorrenza tra pubblico e privati, e dove l’adozione della Blockchain può dare un contributo di accelerazione. Non deve farsi abbagliare dalle presunte efficienze delle varie criptovalute e delle sedicenti stable coins. Ma soprattutto non deve barattare innovazione accelerata e sregolata con principi irrinunciabili della nostra cultura profonda, cedendo alle lusinghe di chi propone di delegare ad altri un’innovazione necessaria. In caso contrario rischierà di perdere il controllo della propria valuta, ma più ancora della propria sovranità e quindi, di conseguenza, forse anche della propria democrazia.

Occorre dunque accelerare l’adozione dell’Eurodigitale. Perché nel contesto in cui viviamo sarà ancora una volta la velocità il fattore critico destinato a fare la differenza. Se pensiamo che la valuta digitale europea potrà essere una realtà solo fra cinque anni, allora diciamoci fin d’ora che abbiamo perso la partita. I cinesi sono molto avanti già oggi e presto offriranno la loro valuta digitale a mezzo mondo. Gli americani stanno recuperando terreno con la velocità garantita dal loro approccio pragmatico e dalla loro economia. Per quanto riguarda le varie valute private, basta leggere i giornali di questi giorni. All’Europa serve un rapido cambio di passo e di ambizione. Indispensabili per superare le tante divisioni e incertezze ancora paralizzanti per guardare più serenamente al suo futuro.

L'editoriale di Corrado Passera pubblicato su Il Sole 24 Ore il 20 aprile 2021