Come dare forma ad una ripresa resiliente in Europa?

7 Maggio 2021

Editoriale di Corrado Passera

CEO

Gli ultimi anni per l’Europa sono stati particolarmente complessi: la Brexit, il difficile rapporto con l’ex presidente degli Stati Uniti e la pandemia del Coronavirus hanno avuto un impatto significativo sulla nostra economia e non solo. Come possiamo uscire dalla crisi e costruire una ripresa resiliente dell’Europa che faccia leva sui nostri punti di forza?

Questa era la domanda a cui io ed i miei colleghi relatori abbiamo cercato di rispondere alla Global Boardroom Conference del Financial Times, dove ho avuto il piacere di affrontare una interessante discussione sul futuro dell’Europa con Ben Hall, l’editor europeo del giornale, Pierre Gramegna (Ministro delle finanze del Lussemburgo), Francesca McDonagh (Group CEO di Bank of Ireland) e Magnus Tyreman (Managing Partner, Europe, McKinsey).

Abbiamo estremamente bisogno di una nuova fase di crescita sostenuta e sostenibile, per i cittadini europei e per salvaguardare la nostra sovranità e contrastare il malessere sociale che si sta diffondendo in tutto il continente. L’Unione Europea può svolgere un ruolo importante nella realizzazione di questa ripresa resiliente, focalizzandosi su cinque obiettivi, correlati e impegnativi, ma alla nostra portata.

In primo luogo, non possiamo pensare di costruire la ripresa senza aziende europee forti, capaci di competere a livello globale con quelle delle superpotenze, Stati Uniti e Cina. Per avere campioni globali dobbiamo garantire un mercato unico forte ed efficiente che in tanti settori, incluso quello bancario, non si è ancora creato. Abbiamo anche bisogno di una regolamentazione che che faciliti la nascita e lo sviluppo delle imprese e che favorisca le alleanze tra imprese in settori strategici portando alla nascita di campioni europei di portata globale.

In secondo luogo, la pandemia ci ha dimostrato che abbiamo bisogno di processi decisionali più veloci nell’Unione Europea, attraverso una governance migliore. Un sistema che preveda sempre l’unanimità tra 27 paesi diversi, non è efficiente né realistico.

Terzo, dobbiamo completare rapidamente l’implementazione del piano Next Generation Europe. Ci stiamo muovendo nella direzione giusta e la maggior parte dei paesi – Italia inclusa – ha presentato buone proposte di investimento e riforme utili. Ma dobbiamo muoverci velocemente per ottimizzare l’impatto degli interventi.

Quarto, dobbiamo essere molto più ambiziosi negli investimenti che favoriscono la crescita strutturale. È fondamentale che l’Europa avvii un piano straordinario di investimenti federali, inimmaginabili a livello nazionale, simile – anche parzialmente – a ciò che il presidente Biden sta portando avanti a livello federale in America. Per “investimenti” federali intendo riferirmi a investimenti selezionati, gestiti e finanziati a livello dell’UE, del valore di circa 4-5 trilioni di euro e concentrati su:

• infrastrutture strategiche, sia fisiche che digitali
• progetti condivisi di innovazione e ricerca a lungo termine.

Investimenti di questa portata richiederebbero di alzare il bilancio europeo ad almeno il 2% del PIL europeo, oggi intorno all’1% - pallido confronto rispetto a quanto spendono gli americani - ma in gran parte si ripagherebbe da solo e ci consentirebbe di costruire basi solide per la prosperità e produttività future e per poter competere con Cina e Stati Uniti.

Infine, una priorità sempre più rilevante è la creazione dell’Euro Digitale. È cruciale non solo per la nostra produttività e competitività, ma anche per la nostra sovranità. Mentre Cina e Stati Uniti avanzano con Renminbi Digitale e Dollaro Digitale, l’Europa non ha un’alternativa competitiva – proprio nel momento in cui stanno diffondendosi criptovalute “private” non regolamentate. Nessuna potenza globale si sognerebbe di fare affidamento sulla valuta di un’altra potenza, quindi l’Europa deve creare l’Euro Digitale ora – non tra cinque anni – per proteggere la propria sovranità e mantenere il controllo della politica monetaria.

Il filo rosso che lega i cinque punti è la protezione della sovranità europea, senza la quale sarà molto più difficile ottenere una ripresa economica resiliente. Il mondo G-Zero in cui viviamo è molto diverso dal multilateralismo del G-7 o del G-20. È un mondo in cui la Cina, gli Stati Uniti, e potenzialmente anche l’India competeranno tra loro in modi sempre più decisi, facendo affidamento sulla loro potenza economica, tecnologica e militare. Le sfide alla nostra sovranità vengono anche dalle aziende globali non europee i giganti della tecnologia e dell’asset management, che detengono trilioni di euro e allocano risorse di dimensione tre o quattro volte il PIL di qualsiasi paese europeo, ne sono un chiaro esempio.

Dobbiamo anche evitare il verificarsi di un’altra Brexit – un errore storico, dal mio punto di vista – cercando di capire che cosa non abbia funzionato con uno dei membri più importanti dell’UE, e perché così tanti inglesi si siano allontanati dal progetto europeo. E dobbiamo mantenere il rapporto tra UE e UK come una partnership quanto più profonda e coesa possibile.

L’Italia farà, ovviamente, la sua parte nel partecipare ad una ripresa resiliente. E abbiamo la fortuna di avere un leader come Mario Draghi capace di guidare il Paese anche in acque così tempestose.

Ha già mostrato una chiara leadership con una roadmap economica per la nostra ripresa nazionale, sta riguadagnando il rispetto di partner internazionali per il nostro Paese e contribuirà con grande forza per rilanciare il progetto europeo in un momento cruciale. Credo che farà tutto il necessario per promuovere una nuova fase di investimenti e guidare le riforme di cui l’Italia ha estremamente bisogno – nell’istruzione, nella giustizia, nella burocrazia e nel welfare – e ha già dimostrato un impegno chiaro e coraggioso per l’innovazione, dalla tecnologia alla transizione energetica.

Sono fiducioso che, con un piano chiaro e di lungo periodo, una roadmap operativa ed una leadership coraggiosa, l’Europa possa creare un’economia fiorente e giocare un ruolo di primo piano sulla scena mondiale nei prossimi anni e decenni.