Per una futura classe dirigente più saggia e responsabile

Gennaio 12, 2020

Editoriale di Corrado Passera

Amministratore Delegato presso illimity

La finanza si occupa di temi molto importanti: di credito, di investimenti, di rischi, di crescita e, quindi, di lavoro, di debito pubblico, tutti elementi che contribuiscono direttamente o indirettamente al benessere delle comunità di cui facciamo parte. Lo scorso venerdì ho partecipato alla Graduation Ceremony dell’Executive Master in Finance dell’SDA Bocconi: ai giovani professionisti che hanno concluso il proprio percorso di specializzazione nell’ateneo milanese ho ribadito che hanno fatto una scelta importante per il loro futuro, perché la finanza è un settore in rapida evoluzione e che giocherà un ruolo cruciale per il futuro del mondo.
La finanza ha un impatto immenso sulla vita delle comunità. Pensate alla crisi del 2008-2009: partita come una crisi del credito e finanziaria, si è tramutata rapidamente in una crisi economica e sociale fino a diventare una crisi politica e geopolitica le cui conseguenze, anche elettorali, oggi sono sotto gli occhi di tutti. Il vero paradosso è che molti dei problemi che hanno condotto all’esplosione di quella crisi perdurano ancora oggi: dal peso del debito che spesso ha solo cambiato proprietà, agli asset complessi che spesso hanno solo cambiato nome. Il rischio di nuove bolle è addirittura cresciuto con l’aberrazione dei tassi negativi.
La finanza, affinché sia davvero utile alle comunità, deve essere considerata sempre come uno strumento e non come un fine: potrà sembrare ovvio, ma la storia anche recente dimostra che non è stato sempre così. La finanza deve imparare dai propri errori, deve liberarsi da quei dogmi del neoliberismo che si sono dimostrati fallaci: il mercato non è realmente capace di autoregolarsi e non tende sempre all’equilibrio; non è vero che i mercati sono sempre liquidi e, soprattutto, gli operatori di mercato non si comportano sempre in maniera razionale.
Agli ormai ex-studenti ho detto che hanno un’incredibile opportunità: quella di dimostrarsi leader di questo settore più saggi di coloro che li hanno preceduti. Un’opportunità tanto più grande perché arriva in un momento in cui la geografia della finanza sta cambiando profondamente: il peso crescente degli operatori asiatici a scapito dei loro colleghi nordamericani e, soprattutto, europei, il passaggio di testimone dai banchieri d’affari agli asset manager.
Ai nostri Paesi serve una finanza responsabile per assicurare una crescita sostenibile: una finanza che porta risorse alle imprese, che facilita l’innovazione, che promuove la creazione di nuove infrastrutture. Una finanza non schiava del breve o, addirittura, del brevissimo termine: la visione a breve termine spesso diventa il nemico numero uno della sostenibilità.
Ho voluto condividere un ultimo messaggio con i giovani: essere una classe dirigente saggia e responsabile significa porsi problemi come questi e farsene carico ogni giorno. I Paesi di maggior successo non sono quelli con le maggiori risorse naturali, né quelli con l’arsenale più fornito: sono quelli con la migliore classe dirigente. Una classe dirigente competente e con la più ampia visione d’insieme, capace di vedere oltre il proprio interesse personale, che dimostri coraggio nell’affrontare e abbracciare il cambiamento. Una classe dirigente saggia e responsabile che si assuma l’onere e l’onore di prendersi cura anche del bene comune nelle grandi scelte e in quelle di ogni giorno.